Il recente accorpamento delle Norme sulla Privacy e dei Termini di Servizio di Google, fa fatica ad essere accettato. Le nuove condizioni non sono infatti considerate da molti pienamente lecite.

Il problema è stato rilevato sin da subito non solo dagli utenti ma anche dal Gruppo di Lavoro Ex Art. 29, che ha conferito al CNIL potere d‘indagine, e dal nostro Garante Privacy. Come già evidenziato, con le nuove regole sono stati introdotti contenuti eccessivamente ampi tali da consentire a Google di poter effettuare trattamenti di dati alquanto invasivi.
La situazione si è complicata ulteriormente pochi giorni orsono. Google ha infatti rilasciato un nuovo servizio di cloud storage denominato Google Drive (in sostanza si tratta di un servizio analogo ai ben più noti e utilizzati Dropbox, iCloud, SkyDrive e SpiderOak) che, in combinazione con le nuove regole, in particolare con la richiesta di comunicare, pubblicare, rappresentare pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire tutti i contenuti caricati, rende la nuova regolamentazione ancor più controversa.
A poco sono valse le giustificazioni ufficiali della società ricondotte al trattamento finalizzato al solo scopo di promuovere e migliorare i servizi, oltre che di svilupparne di nuovi.
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